i percorsi della civiltà

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I MEGALITI 

 

Il termine “megalite” deriva dal greco “megas” (= grande) e “lithos” (= pietra) e designa quelle costruzioni ottenute con pesanti e voluminose lastre di pietra murate a secco.

La maggior parte delle strutture megalitiche venne edificata nel Neolitico ma proseguì fino alla prima fase dell’Età del Bronzo, tra il 4000 e il 2000 a.C. (le piramidi egizie risalgono al 3000 a.C. circa).

L’architettura megalitica si diffonde praticamente in tutta Europa, dall’Isola di Malta alle Isole Orcadi, dalla Penisola Iberica all’Italia, tuttavia la massima concentrazione è in quattro aree principali: Europa settentrionale, costa atlantica francese, isole britanniche e penisola iberica.

 

 La costruzione di questi monumenti deve aver richiesto uno sforzo notevole e prolungato dell’intera popolazione spesso coinvolgendola in più generazioni successive. Pietre, pesanti molte tonnellate, sono state trasportate anche per parecchi chilometri dal luogo dell’estrazione a quello in cui sono state erette e la messa in opera deve aver richiesto l’intervento di migliaia di uomini ben organizzati, divisi in squadre specializzate (tagliatori, incisori, fabbricanti di cordami, trasportatori ecc.) e soprattutto fortemente motivati.

Si ritiene che alcuni monumenti megalitici fossero templi, eretti per rendere omaggio alle divinità, prima tra tutte le Grande Dea Madre neolitica protettrice della vita e della morte e non si esclude che potessero servire come luoghi di riunione per celebrare feste e processioni religiose.

Per altri appare abbastanza certa la funzione di calendari o osservatori astronomici. Molto spesso l’orientamento di queste costruzioni tiene conto del sorgere del sole nel solstizio d’estate e d’inverno e talora anche del sorgere e tramontare della luna. Si può supporre che l’osservazione degli eventi naturali, come ad esempio la possibilità di predire le eclissi, eventi sensazionali anche se poco frequenti, desse potere e prestigio alla classe sacerdotale, conferendogli un potere divinatorio.

Oggi di moltissimi monumenti neolitici restano solo pochissime tracce, rovinati dal tempo ma soprattutto dall’incuria degli uomini che in ogni epoca li hanno smontati e distrutti, per ricavarne pietre da costruzione (opera iniziata subito dopo il loro abbandono, continuata dai Romani e proseguita fino ai giorni nostri) o per cercare improbabili tesori come ad esempio nella Maes Howe (Isole Orcadi) che nel XII secolo fu violata dai Vichinghi che vi lasciarono delle scritte runiche.

Molte tombe megalitiche continuarono ad essere usate come luoghi di sepoltura anche nell’Età del Ferro e molte, soprattutto in Irlanda, mantennero un ruolo importante ben oltre la scomparsa dei loro costruttori, inserite nelle credenze e riti celtici: nella Newgrange (Irlanda) si sono trovate delle monete romane, probabile tributo agli dei, di guerrieri Celti di ritorno dalle spedizioni in Britannia.

Con l’avvento del cristianesimo, i primi evangelizzatori contrastarono tenacemente queste pietre pagane considerate sacre dalle popolazioni locali. Le fecero distruggere e seppellire o, al contrario, ne tentarono una cristianizzazione con l’aggiunta di croci e simboli cristiani o inglobandole in edifici religiosi. Molti riti pagani vennero inseriti e trasformati in feste e riti cristiani e fiorirono leggende a connotazione biblica o evangelica, come quella che spiega gli allineamenti a Carnac (Bretagna) con la storia di San Cornelio inseguito dai soldati romani che la collera di Dio trasformò in un reggimento di pietre.

Questi monumenti hanno conservato nel tempo un alone di fascino entrando nel folclore popolare con riti magici, perlopiù legati alla fecondità (Menhir di Kerloas, Bretagna), che resistono fino ai giorni nostri. Sono nate leggende romantiche di fate, giganti, nani e folletti che permangono ancora oggi in molti pittoreschi toponimi e nomi di monumenti.

Nell’800 la loro attribuzione ai Celti e ai riti officiati dai druidi hanno portato all’identificazione, in vari monumenti, delle cosiddette pietre del sacrificio e addirittura molti dolmen furono identificati in altari sacrificali in cui scorreva il sangue delle vittime! Ancora oggi questa attribuzione resiste, aldilà di qualunque indicazione scientifica della loro appartenenza ad un epoca ben più remota.

In Cornovaglia i monumenti megalitici sono stati inseriti nel ciclo delle storie di Re Artù e del Mago Merlino. Alcuni hanno identificato i costruttori di megaliti nella stirpe del perduto continente di Atlantide!

Non mancano poi spiegazioni “scientifiche” di presunte origini extra-terrestri e coloro che credono nel potere di queste antiche pietre che, erette in zone di correnti energetiche telluriche, funzionano come veri e propri “ricevitori” di energie cosmiche e solari su cui venirsi a “ricaricare” in certi periodi dell’anno. Molti infatti sono coloro che giurano sul potere delle antiche pietre.